Aveva diciassette anni quando chiese al falegname di sposarla.
Lo aveva guardato per due anni. Ci aveva parlato una volta.
Aveva preparato le parole per una settimana.
All’alba le parole erano sparite.
Le restavano solo le mani, il vestito che sua madre le aveva tessuto per il compleanno e il piccolo anello d’oro che sua nonna aveva portato per sessant’anni prima di morire. L’anello era nella tasca cucita sul fianco del vestito. Non sapeva ancora se gliel’avrebbe mostrato.
Il falegname sarebbe venuto all’ora nona.
Miriam l’aveva detto a Maria. Erano venute tutte e due da Rebecca prima di quel giorno, attente e serie, a spiegarle perché non poteva succedere.
La sua famiglia aveva bisogno di lui. Lo aspettava un lavoro che nessuno di loro capiva ancora. Maria parlò del futuro che secondo lei avrebbe avuto suo figlio.
Rebecca ascoltò. Più le dicevano, più si convinceva che lui non doveva affrontarlo da solo.
Suo padre si offrì di coprire i soldi che la famiglia avrebbe perso. Rebecca riportò l’offerta a Maria e a Miriam. Nemmeno così vollero aiutarla.
Allora chiese a Esdra di invitare Yeshua per il suo compleanno.
Quella mattina al pozzo, passandole accanto, Maria le toccò il gomito. Una stretta breve. Nessuna delle due sapeva cos’altro dire.
Suo padre la aspettava sulla porta.
«Sei pronta, figlia mia.»
«Sono pronta, padre.»
«Verrà all’ora nona.»
«Lo so.»
Esdra la guardò in faccia. Aveva gli occhi di un uomo che per trent’anni aveva letto gli occhi degli altri dall’altra parte di un tavolo. Vide qualcosa che lei non sapeva di mostrargli. Non lo disse.
«Hai buon gusto, figlia mia.»
«Grazie, padre.»
«Vi lascerò soli. La panca in giardino. L’ulivo che ha piantato tua nonna.»
«Grazie, padre.»
Le baciò la fronte. Entrò in casa. Lo sentì dire a sua madre di apparecchiare per gli ospiti lo stesso. Poi sentì sua madre che cominciava a piangere.
Venne all’ora nona.
Ormai diciannove anni. Più alto dell’ultima volta che l’aveva visto dalla soglia della bottega. La tunica era pulita. Si era lavato prima di venire.
Al cancello le fece un inchino.
«Rebecca.»
«Yeshua.»
Prima Esdra si sedette con lui. Gli disse cosa avrebbe dato per mantenere Maria e i figli più piccoli. Yeshua ascoltò senza interromperlo.
«Hanno bisogno di più di quello che guadagno» disse. «Ho promesso di aiutare a crescerli. Non posso pagare qualcuno perché mantenga quella promessa al posto mio.»
Esdra si guardò le mani. Dopo un momento si alzò e li lasciò soli.
Rebecca portò Yeshua alla panca. Si sedettero. Lei guardò l’ulivo, poi le mani in grembo.
Usò le parole che aveva.
«Ti amo.»
Lui rimase immobile.
«Ti amo da quando avevo quindici anni. Per quasi tutto questo tempo non l’ho detto a nessuno.»
Lui non parlò.
«Voglio essere tua moglie.»
Il vento si mosse nell’ulivo.
Lui disse il suo nome. Una volta.
«Mi fai un grande onore.»
«Non voglio farti onore. Voglio sposarti.»
Lui girò la faccia di lato. Le guardò le mani in grembo. Tornò a guardarla in faccia.
«Non posso.»
«Perché.»
«I miei fratelli e le mie sorelle hanno ancora bisogno di me. E dopo.»
«Dopo?»
«Non posso prometterti come sarà la mia vita. Non posso chiederti di costruirci sopra la tua.»
Si aspettava che parlasse di soldi. Per i soldi aveva una risposta pronta.
«Potrei aiutarti» disse lei.
«Lo so.»
«Allora lasciami fare.»
Lui la guardò. «Come amica. Questo posso offrirtelo onestamente.»
Il vento si mosse nell’ulivo.
«Solo questo?»
«Non posso chiederti di aspettare una vita che non posso prometterti.»
«Non me l’hai chiesto.»
«Lo so. Questo non vuol dire che sia giusto lasciartelo fare.»
Lei chiuse gli occhi.
Quando li riaprì stava piangendo. Non se l’era permesso. Il pianto se l’era permesso da solo.
Lui la lasciò finire.
Quando ebbe finito si alzò.
«Non sposerò nessun altro.»
«Rebecca.»
«Non te lo sto chiedendo. Ti sto dicendo cosa ho deciso.»
«Non è giusto per te.»
«Niente di tutto questo è giusto. Non chiedermi di renderlo giusto.»
Lui si alzò. Erano uno di fronte all’altra. Lui non le cercò la mano e non le toccò il viso.
«Se mai cambi idea» disse lei. «Sai dove trovarmi.»
«Lo so.»
«Addio, Yeshua.»
«Addio, Rebecca.»
Lei si voltò. Uscì dal giardino. Non si guardò indietro.
Suo padre lo trovò sulla panca.
«Mia figlia mi ha detto.»
«Mi dispiace.»
«Hai fatto la cosa giusta.»
«Le ha fatto male.»
Esdra si sedette dove era stata sua figlia. La pietra era ancora calda del suo corpo.
«Sì» disse.
L’ulivo si mosse.
«Abbi cura di te, falegname.»
Rebecca non rientrò in casa.
Andò al pozzo in fondo al villaggio, dove l’aveva visto la prima volta a quindici anni. Non tirò su l’acqua. Posò la mano sul bordo di pietra dove era stata cento mattine. Appoggiò la guancia al legno della traversa.
L’anello della nonna era ancora nella tasca cucita sul fianco. Non gliel’aveva mostrato.
Rimase lì finché suo padre non la trovò e la riportò a casa.