Figlio dell'uomo

Capitolo Quattordici

La frequenza

Salì da solo sul crinale per l’ultima volta da ragazzo.

Lasciò la bottega al tramonto.

Il vecchio piolo da giogo era accanto alla lucerna. Giacomo l’aveva raddrizzato due anni prima. Quella sera Yeshua lo lasciò dov’era.

Non portava niente tranne l’arpa.

Passò davanti al pozzo in fondo al villaggio. La pietra teneva ancora il caldo del pomeriggio. A quell’ora nessuno prendeva l’acqua. Il sentiero per il crinale cominciava dietro il pozzo e saliva per un quarto di miglio tra sterpi, ulivi e pietre spaccate.

Faceva quel sentiero da quando aveva cinque anni.

Adesso lo fece di nuovo.

Sua madre aveva smesso di chiedergli dove andava quando aveva tredici anni. Lo sapeva. Non l’aveva fermato.

In cima al crinale c’era una pietra su cui si sedeva da quattordici anni. La pietra guardava a est, verso il deserto. Dietro di lui, a ovest, il villaggio si sistemava per la sera. Sotto di lui, a sud, la strada per Gerusalemme si muoveva nella polvere. Sopra di lui il cielo faceva quello che fa il cielo quando il sole se n’è andato.

Posò l’arpa nella polvere accanto alla pietra. Non la suonò.

Si sedette sulla pietra.

Quel ronzio ce l’aveva dentro da prima di potersene ricordare.

Negli anni dopo la morte di suo padre il ronzio era cambiato di nuovo. Era diventato una specie di richiamo.

Come se qualcosa fosse stato piantato in lui molto prima che nascesse e adesso cercasse un posto dove mettere radici.

Non l’aveva detto a nessuno.

Rimase sulla pietra finché non uscirono le prime stelle.

Con loro arrivò il freddo. Non si era portato il mantello. Il freddo stava dove stava. Il suo corpo aveva imparato ad aspettare.

Adesso ascoltava.

Gli tornò sulle labbra il mezzo verso. Quello che suo padre gli aveva insegnato scendendo dal crinale quando aveva nove anni.

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Non lo disse due volte. Non ce n’era bisogno.

Per un momento gli sembrò quasi di sentire la mano di suo padre sulla spalla.

Il peso. Il calore attraverso la tunica. Il callo sul pollice di Giuseppe, indurito da anni di lavoro.

Si ricordava come quella mano si fermava sempre un attimo prima di staccarsi. Quando suo padre era vivo ci aveva fatto caso appena.

Adesso rivoleva quell’attimo.

Si lasciò rivolerlo.

Il vento gli toccò la spalla. Era solo sul crinale.

Chinò la testa.

Era in ginocchio.

Aveva le mani nella polvere accanto alle ginocchia. Il respiro era cambiato. Respirava forte, come se avesse corso e si fosse appena fermato.

Aveva la faccia bagnata.

Non sapeva quando aveva cominciato a piangere.

Il petto era quieto. Quella quiete era più grande di quello che se n’era andato. Riempiva lo spazio dietro le costole come l’acqua riempie una cisterna.

Smise di cercare la parola. La solitudine era stata proprio quel cercare la parola.

Non sapeva ancora darle un nome. Poteva starsene lì seduto senza doverglielo dare.

Gli mancava suo padre.

Rimase dov’era.

Le stelle attraversarono la notte sopra il crinale, e lui non si mosse con loro.

La prima luce arrivò dal bordo orientale del deserto.

Gli arrivò in faccia. Era rimasto girato verso di lei per ore.

Quando si alzò, sulle prime le gambe non lo ressero. Era stato in ginocchio tutta la notte. Aveva la polvere sui palmi, sulle ginocchia e sul davanti della tunica. Se la spazzolò via. Le mani si muovevano. La polvere veniva via.

Gli tornò in mente la frase. Suo padre l’aveva detta sopra un’asse in bottega, e di nuovo sul crinale quando lui era piccolo. Il legno c’era prima di noi. Ci sarà anche dopo.

Dove prima c’era il ronzio adesso c’era qualcosa di più saldo.

Andò sul bordo orientale del crinale. Il lato che dava le spalle al villaggio. Il lato che guardava verso il deserto e la strada per il Giordano e tutto quello che non era Nazaret.

Guardò la luce allargarsi sul deserto.

Poi si voltò.

Tornò alla pietra e raccolse l’arpa. A Giuda servivano i soldi per la scuola. La portò giù verso il villaggio.

Si fermò in cima al sentiero. Guardò giù il villaggio nella prima luce. Le lucerne alle finestre. Il fumo dei fuochi del mattino. Le strade strette. La casa di sua madre. La bottega. Il pozzo. I suoi fratelli. Le sue sorelle. La madre che gli aveva toccato la spalla la mattina prima. Il fratello che gli aveva portato un pezzo di cedro. La ragazza al telaio, di là dai tetti del villaggio.

Più avanti quell’anno vendette l’arpa. Il posto dove stava rimase vuoto. Giuda andò a scuola.